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Visco: occorre ridiscutere l’impostazione della politica economica in Europa. Il governo italiano sia protagonista

29/06/2015
Se è giusto che alcuni Paesi, come l’Italia, mantengano una politica di bilancio prudente, altri, e in primis la Germania, devono porre in essere politiche espansive sino ad annullare l’abnorme surplus commerciale. Per l’intera eurozona si pone inoltre un problema di ristrutturazione del debito per poter rilanciare la crescita. Il governo italiano non può limitarsi a cercare di ottenere qualche margine di flessibilità nei conti; deve rendersi protagonista di una proposta di revisione profonda delle politiche europee.

Il risultato del referendum greco è la conseguenza della linea di cieco rigorismo imposta dalla Germania e dai suoi alleati all’intero continente, e sicuramente le pressioni a favore del sì da parte del leaders europei non hanno aiutato. La drammatica situazione che si prospetta rischia di rallentare e compromettere la ripresa in corso, e pone una seria ipoteca sul futuro dell’euro e dell’Unione.
Occorre ridiscutere l’intera impostazione della politica economica in Europa. Se è giusto che alcuni Paesi, come l’Italia, mantengano una politica di bilancio prudente, altri, e in primis la Germania, devono porre in essere politiche espansive sino ad annullare l’abnorme surplus commerciale. Per l’intera eurozona si pone inoltre un problema di ristrutturazione del debito per poter rilanciare la crescita.
In un tale contesto anche la Grecia potrà essere recuperata e potrà accettare di porre in essere le riforme necessarie. Da questo punto di vista le dimissioni di Varoufakis possono aiutare e rappresentano un atto politico rilevante. Le posizioni oltranziste che emergono in Europa vanno contrastate e isolate. Bisogna ragionare a mente fredda tenendo presenti i rischi molto seri di una espulsione della Grecia dalla moneta unica.
Il Governo italiano non può limitarsi a cercare di ottenere qualche margine di flessibilità nei conti; deve rendersi protagonista di una proposta di revisione profonda delle politiche europee, e di rilancio del progetto di integrazione su basi più solide e che possano essere condivise dai popoli. Col risultato del referendum si è creata una frattura. Se non vi sarà posto rimedio saranno problemi molto seri per tutti.
La vicenda del referendum greco pone infine seri motivi di riflessione alla sinistra riformista europea e in particolare ai socialisti. L’appiattimento sulla linea neoliberista della destra europea crea disaffezione tra gli elettori tradizionali e ha provocato l’abbandono in massa dei giovani europei dei tradizionali partiti della sinistra sempre più identificati come componenti di una casta sorda e autoreferenziale. Occorre un cambio di linea e di strategia, e forse è già troppo tardi.

 

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