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Diritti civili e diritti sociali a sinistra

11/12/2017
La crisi delle socialdemocrazie (la rottura tra Pisapia e il Pd).

E’ interessante notare come la motivazione fondamentale, e ufficiale, della rottura tra il movimento di Pisapia e il PD sia stata la mancata tempestiva calendarizzazione in Parlamento del provvedimento sullo Ius soli , un argomento importante, una battaglia di civiltà, ma, rispetto alle questioni aperte, alquanto circoscritto. Anche in questo caso si  conferma una singolare inversione di priorità nelle politiche degli ultimi tempi dalla(e) sinistra(e): i diritti civili ormai prevalgono su quelli sociali, che hanno sempre meno spazio nei programmi. Questo mutamento è stato netto ed evidente negli ultimi 10-20 anni, da quando a sinistra si è affermata la linea più  liberale che socialista della “terza via”: i diritti (individuali) civili sono diventati centrali nella strategia di sinistra e di fatto la loro rivendicazione è diventata un alibi, una sorta di copertura, rispetto al fatto che le problematiche sociali venissero, se non abbandonate, lasciate sulla sfondo e di fatto alla gestione sostanziale dei mercati e della globalizzazione. Così facendo si ponevano le premesse per una rinnovata contrapposizione con la destra conservatrice su basi diverse rispetto al passato e per l’acquisizione del consenso dei ceti medi cosiddetti “riflessivi”.
 
Ma al tempo stesso si minava alle radici il rapporto tradizionale tra sinistra e ceti popolari, sua tradizionale costituency. E’ ciò che sta accadendo nei Paesi occidentali, con la crisi dei partiti socialdemocratici, la nascita di nuove forze politiche a sinistra, l’affermazione di personaggi come Sanders e Corbyn, ed è quello che ha determinato la crisi del Pd in Italia, e anche il fallimento delle trattative tra Campo progressista e Pd. Le questioni di dissenso e disagio rimaste sullo sfondo del dibattito sono altre e, se è consentito, più importanti: la diseguaglianza crescente, il rischio di povertà per poco meno di 20 milioni di italiani, la disoccupazione a due cifre, la precarietà del lavoro, la crisi e l’impoverimento delle classi medie, l’insicurezza e la paura del futuro, la crescita stagnante, il debito pubblico che non si riduce…., argomenti che riguardano soprattutto i “poveri” e non i benestanti che peraltro diventano sempre meno numerosi. Forse Pisapia non se ne è reso pienamente conto, ma l’insuccesso della sua operazione deriva soprattutto dal dissenso non esplicitato su queste questioni di natura sociale, e dalla loro mancata considerazione e discussione, e molto meno dallo Ius soli.

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