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Maria Chiara Carrozza

La robotica di servizio influirà sull'occupazione, cambierà in modo radicale il lavoro e l'intera società. Non dobbiamo farci trovare impreparati.

L'avvento della tecnologia dell'automazione e della robotica nella produzione industriale ha mutato la specificità e la qualità del lavoro. Ma lo sviluppo della robotica di servizio, che riguarda sistemi e dispositivi al di fuori del contesto della produzione, provocherà un mutamento profondo di tutta la società. Bisogna fare una battaglia culturale per adeguare alla sfida il sistema degli studi.

Dobbiamo puntare a un ‘piano educativo nazionale’ con una visione a tutto campo che comprenda tutti i livelli di istruzione.

La riforma della scuola e del sistema di istruzione superiore non è una questione di competenza solo del ministero dell’Istruzione, per ottenere davvero un cambiamento occorre mettere insieme le forze di governo: senza il ministero dell’Economia non si possono condividere dati, approcci di valutazione e programmazione delle risorse per ottenere l’analisi e il monitoraggio della spesa; senza una collaborazione con il ministero del lavoro non ci sarà mai un lancio definitivo dell’alternanza scuola-lavoro e della formazione professionale, e così senza una collaborazione con il Sistema Sanitario Nazionale non ci sarà mai una vera riforma della formazione dei medici. La vera rivoluzione potrebbe essere proprio questa, considerare l’istruzione una questione nazionale su cui fondare il nuovo rinascimento italiano.

Il lavoro prepara il futuro, ma il futuro cambierà il lavoro

Grazie alle macchine vivremo meglio, vivremo diversamente e saremo anche modificati cognitivamente. Esercitare il diritto di cittadinanza, di partecipazione alla società ed alla sua vita democratica, e produrre contribuendo alla società ed al mantenimento di sé stessi e della propria famiglia, sarà mediato dall’accesso alla tecnologia, dalla abilità nel padroneggiare i contenuti complessi, e i temi tecno-etici, capendone i limiti e gli impatti sulla vita. La scuola è l’elemento chiave nel percorso di preparazione dei nostri giovani ad affrontare una società come questa, a non divenire spettatori passivi della trasformazione della società. Se non insegniamo coding a scuola, cioè informatica e programmazione, e non lo insegniamo fin da piccoli, alle elementari, come possiamo pensare di preparare i nostri studenti a diventare protagonisti, o per lo meno attori e utenti consapevoli di questo impatto tecnologico sulla società?