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Un Programma per l'Europa

Approvata la manovra di bilancio, varato il principale decreto attuativo e in attesa di verificare gli effetti concreti delle riforme volute tenacemente dal Governo, l'attenzione del mondo politico si rivolgerà inevitabilmente verso la scadenza delle elezioni europee (maggio).I due partiti di Governo stanno cercando una loro collocazione autonoma nel panorama europeo. Popolari, socialisti e liberal europei sembrano invece orientati verso posizioni di continuità politica e programmatica. Questo, secondo me, è controproducente: è il modo più efficace di rafforzare i partiti populisti, nazionalisti e antieuropei.

Doccia fredda della banca d'Italia sul governo: crescita allo 0,6 nel 2019

Alla fine aveva ragione Goldman Sachs, la banca che qualche settimana fa aveva pronosticato un tasso di crescita per l’Italia dello 0,6% per il 2019. Oggi la conferma è arrivata dai dati contenuti nel bollettino economico della Banca d’Italia. E’ certamente stato un brutto risveglio dopo la serata di ieri, in cui il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e i due Vice Premier, Matteo Salvini e Luigi DI Maio avevano presentato le slide sul “Reddito di Cittadinanza” e sulla riforma della Fornero, l’ormai famigerata “quota 100”.

Pil: Visco, "Politiche sbagliate sono nostro handicap"

Intervista all'Adnkronos rilasciata dal Presidente del Nens Vincenzo Visco.

"Se l'economia cresce noi cresciamo meno degli altri; se l'economia non va, noi andiamo peggio degli altri. Purtroppo, noi ci troviamo con questo handicap tradizionale". Un handicap storico, frutto di "disastri" fatti in passato e problemi strutturali "mai risolti". E "ora è ancora peggio". E' questa la condizione di debolezza in cui l'Italia si troverebbe ad affrontare una nuova eventuale recessione. Mentre spirano venti di una nuova crisi, dopo i dati sulla produzione industriale, a tratteggiarla all'Adnkronos, è Vincenzo Visco, l'ex ministro delle Finanze e del Tesoro dei governi guidati da Romano Prodi.

Economia: Ritorna la Finanza Creativa

Sembra che il Governo voglia impegnarsi con la Commissione Ue per dismissioni da 18 miliardi, di cui 2 da dismissioni immobiliari. Ora non è chiarissimo da dove possono provenire i 16 miliardi non immobiliari da vendere, ma per quanto riguarda gli immobili, si può dire che oggi il demanio non ha (quasi) più nulla da vendere, tanto che la sua attività si limita alla gestione del patrimonio immobiliare direttamente utilizzato dai pubblici uffici.

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