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Boom dei voucher usati per eludere i contratti di lavoro: il Jobs act va cambiato. I dati Inps dimostrano che la nuova occupazione è legata solo agli sgravi

Nel periodo gennaio-ottobre 2016 sono stati venduti 121,5 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto ai primi dieci mesi del 2015, pari al 32,3 per cento (nei primi dieci mesi del 2015, la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 67,6 per cento). In allegato il documento dell'Inps con tutti i dati.

Le retribuzioni non crescono e aumenta il numero di lavoratori senza rinnovo di contratto

A novembre l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato dello 0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,5% su novembre 2015, con l'incremento piu' basso dall'inizio delle serie storiche (1982). Dati Istat in allegato.

Il centrosinistra deve dare vita a una nuova piattaforma politica. La via seguita finora è sbagliata.

Ci siamo raccontati e accontentati di un racconto secondo il quale abbiamo fatto piccoli passi, ma sulla strada giusta. Non è così. La verità è che dobbiamo discutere e capire come fare passi in avanti su una strada diversa, un’altra strada, perché quella che abbiamo imboccato e continuiamo a seguire è sbagliata. Se il Pd e il campo progressista restano sul piano di un blairismo nato in altre fasi, rimasticato e ormai esausto, o se ci si mette sulla strada di un populismo a bassa intensità, si va a sbattere contro un muro. Le scorie lasciate dal ripiegamento della globalizzazione, la disunione europea, i problemi strutturali italiani impongono un ripensamento complessivo. Dobbiamo proporre protezione, ma con i valori della sinistra: riprendere in mano i diritti del lavoro; se non mettiamo più dignità e sicurezza nel mondo del lavoro, i consumi e gli investimenti non riprenderanno mai. Dobbiamo ridurre la forbice sociale, basandoci su due pilastri: fedeltà e progressività fiscale da un lato e welfare universalistico davanti ai bisogni essenziali. E un nuovo ciclo di investimenti pubblici per dare lavoro, in particolare sull'innovazione industriale e per la manutenzione straordinaria del Paese.

La ripresa dell'inflazione offre ai tedeschi il pretesto per riprendere la battaglia contro la Bce. E l'Italia rischia di non aver sfruttato abbastanza questa fase

Cresce dell'1,1 per cento l'inflazione nei Paesi dell'Eurozona. A dicembre +1,7 per cento in Germania e +0,5 in Italia (ma nella media del 2016 l'Italia è finita sotto zero per la prima volta dal 1959). "Prigionieri nella trappola del tasso" ha scritto il quotidiano Handeslblatt, giornale vicino alle imprese tedesche, secondo il quale la politica del tasso zero sta provocando una "contrazione sensibile" dei patrimoni dei contribuenti. L’opinione di Marc Tuengler, direttore generale di DSW, associazione per la tutela dei titoli, è chiara: "La distruzione del valore è drammatica: i cittadini federali accumulano oltre 5 mila miliardi di euro. Con un'inflazione dell'1 per cento, il patrimonio perde 50 miliardi di euro all'anno. All'1,5 per cento si tratta di una perdita di addirittura di 75 miliardi". Clemens Fuest, responsabile dell'istituto economico Ifo: "Se queste cifre saranno confermate per l'Eurozona nel suo complesso, la Bce dovrebbe concludere il suo programma di acquisto bond a marzo 2017". L'Italia non ha sfruttato come avrebbe potuto questa fase di basso costo del denaro per abbattere il debito. E rischia di ritrovarsi presto alle prese con il problema la assilla da decenni.

In fine d'anno qualche notizia positiva dalla produzione industriale

A novembre +3,2 per cento rispetto ad un anno prima, Nella media dei primi undici mesi +1,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015. Il testo Istat in allegato

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