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Riforma delle banche di credito cooperativo, no a way-out ad personam

La riforma ha un obiettivo condivisibile ma è stata realizzata con una falla macroscopica, che minerebbe non solo il raggiungimento degli obiettivi di rafforzamento del sistema, ma anche il senso stesso del movimento cooperativo. Ben 14 Bcc hanno più di 200 milioni di patrimonio netto e altre 28 lo hanno tra i 100 e i 200 milioni. Se restasse attiva la possibilità di un'uscita, la riforma produrrebbe un sistema debolissimo, una rapidissima serie di aggregazioni per arrivare ai 200 milioni di patrimonio, l'esistenza di diversi gnomi bancari di cui il Paese ha ben poco bisogno e la violazione di un fondamentale diritto: il patrimonio accumulato da generazioni diverse di soci e lavoratori con un fine mutualistico verrebbe privatizzato a favore di pochi azionisti privati di oggi. A chi giova?

Bce: sei cannonate per svegliare l'Europa. Ma ora tocca alla politica

Gli interventi decisi vanno oltre le aspettative, a testimoniare la determinazione della Bce, ma anche la preoccupazione che l'Europa resti prigioniera di una stagnazione pericolosa per l'economia e la stessa tenuta democratica. Ora però sono i governi che devono fare la propria parte. In allegato il testo integrale di Mario Draghi

Italia in deflazione di nuovo. Qui servono investimenti per rilanciare crescita, occupazione e consumi, non basta parlare di sconti fiscali.

Nel mese di febbraio 2016 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,2% su base mensile e dello 0,3% su base annua (era +0,3% a gennaio). L'Italia rischia di finire nei guai se il governo, come ha detto la sinistra del Pd a Perugia, non smette di pensare solo che basti ventilare un abbassamento delle tasse per rilanciare la crescita, l'occupazione e i consumi e non adotta invece anche una robusta politica di investimenti pubblici e privati capaci di rinnovare e rafforzare le infrastrutture, di sostenere il Sud e di fertilizzare nuove imprese nei settori più avanzati.

Più che dimezzati gli sconti contributivi per le assunzioni, finito il boom. Forse non era il Jobs act a sostenere l'occupazione.

I dati di gennaio pubblicati dall'Inps nell'Osservatorio sul precariato indicano una brusca frenata per i contratti a tempo indeterminato. Nel 2016 sconti solo fino a 3.250 euro, anziché 8.060.

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