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Banda ultralarga: ad un anno dal lancio della strategia del governo, punto per punto stati di avanzamento, novità e problemi. Un bilancio.

Ruolo, progetti e promesse dei diversi operatori. Al di là di come si risolverà questo complessa rete di accordi e relazioni in corso, il fermento dimostrato dal mercato nell’ultimo anno ed in particolare le dichiarazioni rilasciate da parte di Telecom Italia in merito ai propri piani strategici per il 2018 dimostrano, come nel primo anno di esecuzione della Strategia, sia stato già possibile perseguire un primo rilevante obiettivo, ossia la promozione degli investimenti privati per la realizzazione delle infrastrutture a banda ultralarga in tutto il territorio nazionale. Occorrerà poi verificare quanto dei piani dichiarati sarà effettivamente realizzato e se quindi non sarà necessario per il Governo intervenire tra tre anni per sopperire nuovamente agli investimenti privati e garantire al Paese un’infrastruttura moderna e funzionale. In tale contesto Agcom avrà il delicato compito di definire il contesto regolamentare all’interno del quale si muove, e si muoverà, lo sviluppo della banda ultralarga, definendo le tariffe di accesso alle infrastrutture finanziate nelle aree a fallimento di mercato e monitorando l’effettivo sviluppo delle reti pubbliche. È evidente che l’individuazione di tariffe d’accesso in grado di incentivare l’utilizzo delle infrastrutture finanziate sarà probabilmente un elemento determinante per il successo di tutta l’iniziativa pubblica e lo sviluppo di offerte in concorrenza anche in queste aree del Paese.

Liberalizzazioni, una chimera?

La petizione Liberalizziamoci – promossa da Conad, dalla Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane e dall’associazione consumeristica Altroconsumo – ha già raccolto oltre 100 mila firme chiedendo la liberalizzazione della fascia C nell’interesse dei pazienti, dei farmacisti di parafarmacia, degli operatori e di un Paese che ha bisogno di crescere, di creare posti di lavoro e di progredire, abbandonando logiche che antepongono l’interesse di pochi ai diritti di molti

Rallenta l'economia. Il Fmi chiede alla Cina di non avviare una guerra dei cambi e spinge Yellen e Draghi, gli Usa e l'Ue a politiche espansive.

Dopo la revisione delle prospettive di crescita delineate dall’Ocse, l’Oganizzazione che rappresenta i paesi più industrializzati del mondo, il Fondo monetario internazionale ha colto l’occasione della riunione del G20 a Shanghai per lanciare un ulteriore grido di allarme e suggerire, di fatto, alla Federal Reserve Usa maggiore attenzione nella decisione di ritoccare ancora i tassi di interesse e alla Banca centrale europea il rafforzamento della politica monetaria accomodante. Un assist insomma alle posizioni del presidente della Bce, Mario Draghi, del presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, e di tutto l’establishment socialista europeo all’avvio di politiche più espansive. Con buona pace dei tentativi tedeschi di stoppare sul nascere ogni altra decisione di politica monetaria da parte della Bce, ma anche con buona pace dei facili ottimismi sul futuro, in particolare per il nostro Paese: le condizioni dell’economia non consentono facili semplificazioni; non solo abbiamo di fronte una fase congiunturale difficile, ma anche fenomeni strutturali da affrontare.

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