Dopo la revisione delle prospettive di crescita delineate dall’Ocse, l’Oganizzazione che rappresenta i paesi più industrializzati del mondo, il Fondo monetario internazionale ha colto l’occasione della riunione del G20 a Shanghai per lanciare un ulteriore grido di allarme e suggerire, di fatto, alla Federal Reserve Usa maggiore attenzione nella decisione di ritoccare ancora i tassi di interesse e alla Banca centrale europea il rafforzamento della politica monetaria accomodante. Un assist insomma alle posizioni del presidente della Bce, Mario Draghi, del presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, e di tutto l’establishment socialista europeo all’avvio di politiche più espansive. Con buona pace dei tentativi tedeschi di stoppare sul nascere ogni altra decisione di politica monetaria da parte della Bce, ma anche con buona pace dei facili ottimismi sul futuro, in particolare per il nostro Paese: le condizioni dell’economia non consentono facili semplificazioni; non solo abbiamo di fronte una fase congiunturale difficile, ma anche fenomeni strutturali da affrontare.